Tradimento in chat, tutto quello che c’è da sapere

Il Tradimento 2.0 può può configurare motivo di richiesta di addebito in vista di una separazione in tribunale? Scopriamo come, quando e perché.

Separazione per tradimento online: è addebito?

Se n’è occupato recentemente il tribunale di Ravenna con la sentenza n. 1229/19, confermando una tesi già consolidata della giurisprudenza: il tradimento coniugale in chat può giustificare l’addebito in presenza di determinate condizioni.

Tradimento in chat, sì all’addebito se c’è reale coinvolgimento

Si tratta di un caso molto frequente negli ultimi anni: uno dei coniugi, già molto sospettoso, controlla lo smartphone del compagno e si accorge di una relazione sentimentale virtuale. Dinanzi alla prova provata, il colpevole non può esimersi dal confessare, adducendo come unica giustificazione il non aver consumato fisicamente il tradimento. Teoricamente non si tratta di adulterio né tantomeno di infedeltà ma di un’amicizia intima che si è spinta in conversazioni dal tono sentimentale e chiaramente amoroso. Anche se non vi sono incontri fisici e tutto si riduce ad una chat, spesso questi episodi finiscono in tribunale per una richiesta di separazione con addebito.

Il quesito che ci poniamo oggi riguarda la possibilità per il giudice di disporre la condanna con addebito a carico del coniuge che ha violato il dovere matrimoniale alla fedeltà con un tradimento online.

La questione del tradimento virtuale in chat è stata affrontata svariate volte dalla giurisprudenza e la Cassazione è stata chiara nell’esprimere la possibilità di chiedere l’addebito al coniuge che si macchia di questa colpa. E proprio sull’argomento si è espresso il tribunale di Ravenna con la sentenza n. 1229/19, a proposito di un caso di adulterio consumato non fisicamente.

Separazione per infedeltà, quali sono i diritti del tradito

Sappiamo che il tradimento non costituisce né reato né illecito amministrativo ma una mera violazione di uno dei doveri che discendono dal matrimonio. Questo significa che la legge non prevede alcuna sanzione ma solo la possibilità di chiedere l’assegno per il mantenimento, oltre a poter rivendicare eventuali diritti successori in caso di morte dell’ex coniuge.

Vi è però un caso particolare che ammette il risarcimento del danno per infedeltà e si verifica quando tale condotta abbia compromesso la buona reputazione del coniuge. Si tratta dell’ipotesi in cui il tradimento sia stato così plateale che il coniuge tradito abbia subito una vera e propria onta difficile da cancellare. Principio spesso confermato dai nostri avvocati presso gli studi legali, che si imbattono quotidianamente in casi come questo.

Non bisogna infatti sottovalutare le ripercussioni psicologiche, il senso di vergogna e frustrazione che segue tali avvenimenti e che possono causare un vero e proprio disagio. In questi casi il giudice ha la facoltà di addebitare la colpa della conclusione del matrimonio all’evento lesivo del tradimento, pronunciando la dichiarazione di responsabilità contro il coniuge fedifrago. Tale dichiarazione di responsabilità fa scaturire la perdita del mantenimento e la qualità di erede. Cosa che porta ad un grave scompenso economico soprattutto quando l’adultero è anche il coniuge con il reddito più basso.

Relazione platonica e infedeltà: quando vi è coincidenza

Vi sono casi in cui il rapporto tra coniuge e terzo è solo platonico perché non vi sono né incontri né rapporti fisici, eppure anche tale tipo di relazione può giustificare l’addebito. Questo succede quando il comportamento di chi tradisce, anche solo virtualmente, offende la dignità e la sensibilità del partner inducendolo a sospettare dell’altrui infedeltà. Quando al contrario non ci sono prove che dimostrino l’esistenza di una relazione né eventi lesivi dell’onore del coniuge, il giudice non potrà accogliere la domanda di addebito. Come viene spesso consigliato dai legali, il compito del coniuge che ritiene di essere stato tradito è quello di raccogliere il maggior numero possibile di prove che possano fondare la domanda e veder riconosciuto il loro diritto.

Questo significa che il semplice pettegolezzo, il sospetto non fondato o il chiacchiericcio non possono addursi a fondamento dell’addebito, che ha bisogno di prove e sospetti fondati atti a ingenerare nel coniuge la convinzione dell’esistenza di una relazione sentimentale.

Nesso di causalità tra il tradimento e la separazione

Tutto si fonda, dunque, sul tipo di conversazione e sul coinvolgimento psicologico che può delinearsi come tradimento e non ha bisogno di unione fisica per dar vita all’adulterio vero e proprio. Semplici complimenti o un’amicizia intima e sincera non possono essere considerati alla stregua di un’infedeltà tale da fondare una domanda di addebito.

Un altro importante principio sancito dalla giurisprudenza riguarda l’evento scatenante la separazione. Se infatti l’infedeltà consumata in chat non è stata la causa della separazione perché la coppia era già in crisi o vi erano segni evidenti di disaccordo o la volontà di una separazione, non vi può essere addebito. È necessario, dunque, un nesso di causalità tra la condotta del coniuge fedifrago e l’evento separazione per vedere accolta la propria domanda di addebito.

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